La vita umana è profondamente scandita dalle abitudini, nel senso più ampio in cui si può intendere questa parola: la famiglia, lo studio o il lavoro, gli amici, il compagno, ad esempio, sono tutti perni attorno a cui esse ruotano e si consolidano. Gran parte del nostro benessere, dal mio punto di vista, dipende dagli equilibri che si sviluppano attorno ad esse (ossia: come, in che modo, con quali parametri di importanza le gestiamo, separatamente e nell’insieme).
Il 2000, ad esempio, è stato un anno di svolta nella mia vita, un po’ come immaginavo accadesse da bambino, anche se in modo molto più problematico: il passaggio agli studi universitari, la maggiore età, la presa di coscienza della mia omosessualità, il subitaneo stravolgimento di ogni routine, qui comprese le relazioni interpersonali e le amicizie, ed ancora tanto altro.
Ora che siamo nel 2007 avverto chiari ed inequivocabili i segni di un’altra trasformazione che sta accadendo nella mia vita, sotto ogni profilo, e solo il futuro potrà lasciare intendere quando i nuovi equilibri si saranno assestati e con quali esiti.
Al momento so solo che non devo abbassare la guardia perché è in periodi come questi che si gettano le basi: e voglio che siano ben solide, questa volta, senza perciò che m’invasi la fregola di affrettare alcunché.
Quando la realtà si trasforma sotto i nostri occhi siamo disorientati perché gli equilibri, a cui accennavo in apertura di post, perdono la loro capacità di orientare la nostra quotidianità e quindi non sappiano bene a cosa votarci.
Ma stavolta, a differenza di sette anni fa, alle soglie dei miei venticinque anni, interpreterò tutto ciò in prospettiva, pensando di essere in un periodo di assestamento che giocoforza condurrà a nuovi baricentri. Che arriveranno, eccome se arriveranno.
Io in tutti i perdiodi di “cambiamento” ho voglia di suicidarmi (si fa per dire)
Ti capisco molto bene…anche per me è un periodo di forte cambiamento. Ed è sempre così: la mia vita cambia improvvisamente, quando meno me l’aspetto.