Femmene e uommene vanno a caccia, cantavano i Trettré lo scorso millennio (!) in un buffo misto di napoletano ed inglese maccheronico; e difatti il tempo delle vacanze è arrivato: soprattutto per me, ha significato rivedere amici e persone da tanto tempo lontane, che so già mi mancheranno un casino, e conoscerne piacevolmente di nuove.
Ora i giorni intasati di ritrovi ed appuntamenti iniziano però ad allentare un po’ il ritmo: il fulcro dell’estate disperde e svuota. E io? Boh! Suppongo di trascorrere qualche altro giorno al mare anche da solo (perché no? si cucca meglio! ;D )
Epperò mi piacerebbe tanto anche riuscire ad allontanarmi per qualche giorno, se raggranello un adeguato numero di centesimi, direi un qualche miliardo di monetine, suppergiù.
Dunque, buone vacanze a tutti. E se vi sembra di avere troppo tempo a disposizione, o troppo poco, ascoltate attentamente le parole del professor Randy Pausch le cui vicende, purtroppo tragicamente concluse, seguivo da un po’.
La notizia è di pochi giorni fa ed in Italia è stata battuta dalla Reuters:
Un cinese è morto dopo aver giocato per tre giorni di seguito ad alcuni videogiochi online. Lo hanno riferito oggi i media di Stato cinesi.
L’uomo, un trentenne della cittadina meridionale di Guangzhou, è morto sabato dopo essere stato trasportato d’urgenza in ospedale dall’Internet cafè nel quale stava giocando, ha detto il Beijing News citando le autorità locali.
Il governo cinese ha vietato l’apertura di nuovi cybercafe nel Paese per combattere la diffusione della pornografia, e quest’anno ha emanato alcune direttive che limitano il tempo di permanenza sulla Rete da parte degli utenti.
Lo scorso aprile, il presidente Hu Jintao ha lanciato una campagna per eliminare i contenuti “malsani” presenti su Internet e per utilizzare il Web come strumento di propaganda del partito comunista al potere.
Eppure qualcosa non mi quadra:
Fatte queste premesse, è senz’altro molto utile che vi siano morti del genere, ed avanzo qualche dubbio che le cose siano andate proprio così: la follia non conosce limiti ma mi riesce difficile immaginare, così come descritta, la dinamica dei fatti.
Fortuna che siamo italiani? Per questo vi rimando ad un intervento di Patroclo, posto che abbiate la pazienza di leggerlo tutto; di certo, almeno per noi l’accesso alla Grande Rete non è bloccato, però dobbiamo imparare a documentarci in prima persona su ciò che ci interessa, vincendo la pigrizia. Sennò restiamo una piccola Cina anche noi.
E così, da un giorno all’altro, per motivi di salute in famiglia di cui ai precedenti post, mi sono ritrovato a decidere di partire per Milano: l’idea è nata nella tarda mattinata di Giovedì, e Venerdì alle 9 ero già in aereo.![]()
Ci sarebbe tanto da dire, ma mi perdonerete e capirete se vi dico che fa caldo per scrivere a lungo con profitto: ma, per farvela breve, era la prima volta che vedevo la capitale del Nord e ne ho ricavato una prima impressione tutto sommato positiva.
Milano è malinconica, o almeno così mi è apparsa, e questa malinconia spesso si tinge di dolcezza - ed allora è bellissimo - altre volte invece ne prevale la tristezza.
Arrivato in tarda mattinata a Linate, la navetta mi ha portato presso la stazione centrale, dove ho raggiunto Piola per recarmi in ospedale, ed il colloquio con gli specialisti mi ha lasciato soddisfatto.
Terminati i miei doverosi incarichi, ho giocato un po’ a fare il turista, con una passeggiata lungo Corso Vittorio Emanuele, (che bello!) nella piazza del Duomo, in galleria, e nelle zone limitrofe.
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Un colpo di tram numero 3 mi ha permesso di raggiungere Bovisa, nella periferia nord della città, dove ho alloggiato all’hotel Valganna: niente di strepitoso, ma un buon servizio, complessivamente.
Avrei voluto partecipare alla movida nordica (e magari gaya - Shaka mi aveva consigliato il Lelephant) ma, ahimé, tutto chiuso ed io a pezzi: così sono crollato in un sonno intenso da cui mi sono liberato a fatica la mattina dopo.
Il giorno successivo sono andato a visitare Parco Sempione (zona tranquilla e riposante,
ma non straordinaria, almeno per chi ha visto i giardini inglesi) e Castello Sforzesco, poi mi son dato ad una lunga passeggiata (interrotta da qualche momento di riposo in metro) che mi ha condotto a Corso Dante e nei luoghi circostanti, alle Colonne di san Lorenzo e a Trezzano sul Naviglio, e, di ritorno, dalla stazione centrale fino a Loreto, passando per Corso Buenos Aires (mi è stato riferito che le mie gambe
mi hanno sostenuto per una quindicina di chilometri, dato il tragitto: be’, ora mi spiego la stanchezza, XD).
Ed il pomeriggio di nuovo in aeroporto per ritornare a Napoli.
In compenso, anche se non è stata proprio una vacanza e nemmeno un viaggio di piacere, sicuramente me lo sono moderatamente goduto: certo, sarei stato molto più tranquillo se non avessi dovuto portare sempre con me alcuni documenti medici insostituibili che avevo il terrore di perdere o danneggiare in qualche modo. Ma non ho fatto gaffes per fortuna.
Vi lascio con alcune considerazioni:
Se avete una sfilza di interrogativi di una qualche lunghezza da porre ad un operatore di un centralino (che oggi va molto di moda chiamare call center) dovete temere come morte le frasi va bene? e buongiorno.
Va bene? è una trappola infame che può condurvi in poco meno di due battute a trovarvi con la cornetta in mano e la comunicazione interrotta, pieni di dubbi che non si è riusciti a manifestare: infatti, se rispondete di sì, e dall’altra parte c’è tutta l’intenzione di sbarazzarsi di voi, magari perché state sollevando questioni spinose, il sillogisma sarà semplice: Va bene? Allora buona giornata! <clic>
Nel caso in cui non si riuscisse a spillare una risposta positiva, il trucco è semplice e la frase si presta per essere ripetuta ad libitum; che so, tipo: oggi è Giovedì, va bene? - lei è un uomo, va bene?
Scapperà un sì prima o poi.
Da ciò si deduce la prima regola: non rispondere mai né affermativamente né negativamente; se la faccenda è risolta, passare direttamente alla successiva, altrimenti chiedere ulteriori chiarimenti.
Ancora più capzioso ed infido è l’augurio di un buon proseguimento di giornata perché fa leva su regole di comportamento archetipiche inculcateci da bambini, e perciò ben radicate nel nostro subsconscio da quando ci dicevano il signore ti ha detto buonasera, vuoi rispondere?
Ovviamente, se rispondiamo, la telefonata sarà bell’e finita, e se ci scusiamo perché vogliamo continuare a parlare, al secondo buongiorno ci sentiremo a disagio a non ricambiare nemmeno la seconda volta e lasceremo perdere; da qui, la seconda regola: gli auguri di buona giornata non esistono, fate come se nn li aveste sentiti!
La Corte dei Conti, nella persona di Claudio De Rose, procuratore generale della magistratura contabile, si è detta “sostanzialmente d’accordo” con la proposta di legge popolare avanzata da Beppe Grillo nel suo blog, per cui i politici già condannati in via definitiva dalla giustizia (e nel nostro parlamento non sono pochi!) non potranno più ripresentarsi alle elezioni.
Sembra un principio elementare e scontato, ma leggere in questi giorni gli scritti di Friederich Karl von Savigny per ragioni di studio, in cui è posta in evidenza l’eccellenza del diritto romano, mi fa venire in mente quello che già accadeva nell’antica Roma con la nota censoria, dove, coloro che avevano gravi precedenti di carattere privatistico o pubblicistico, venivano cancellati dalle liste dei senatori.
E noi, così “evoluti”, siamo ancora ad almanaccare sul da farsi e a dover presentare proposte del genere: però, quello che è avvenuto, e cioè che una proposta di legge tragga fondamento dalle parole di un blogger, assieme al fatto che diversi politici inizino a tenere conferenze virtuali su Secondlife, è segno che qualcosa sta mutando e, magari, ci si avvia verso una democrazia un pochino più partecipata e partecipabile.
O sono io ad essere utopista?