Pubblicato il 18-07-2007
Categoria: (Università) by admin

Stamattina all’esame avevo tra i miei obiettivi quello di capitare con il bravo e bono Dottor K che, già alla scorsa occasione, mi aveva passato con 30 alla prof.

Appena entrato in aula, per favorire tutto ciò, non ho cagato di striscio l’insegnante e mi sono avvicinato a lui:

- Dove metto il libretto?

- Per la sua materia iniziamo tra mezz’ora.

- Va bene, allora ci vediamo dopo? - chiedo io, con un leggero sorriso ed utilizzando lo stesso tono con cui inviterei il mio eventuale ragazzo ad uscire a cena.

Lui annuisce in segno d’assenso, io vado a fare un giro e dopo trenta minuti mi ripresento: mi muovo attorno alla cattedra per consegnare il libretto ma stavolta Dottor K. è impegnato e me ne dolgo perché devo assolutamente dare il libretto a lui, per non capitare in chissà quali branchie.

Ma stavolta è lui che mi guarda, mi fa segno di avvicinarmi ed è fatta: ed ecco che casualmente sarò esaminato da lui.

Quando poi si allontana dopo un po’ tremo e temo che i miei giochi vadano in fumo, ma per fortuna ritorna quasi subito ed inizia ad interrogarmi altrettanto presto.

Diverse domande, a cui rispondo con sicurezza, e mi manda a posto con un provvisorio trenta anche stavolta: riesco perfino a infilarci per lo mezzo un paio di paroline di tedesco, come Bürgerliches Gesetzbuch, che fanno tanto figo, anche se, almeno al momento,  di questa lingua mi limito a conoscere poco più di eins, zwei, polizei, come si ballava negli anni ‘90.

Attendo tre ore prima della seconda passata: la professoressa Cretina Inutile si dilegua, poi ritorna e comincia a ridere come una scema: ad una ragazza chiede addirittura qual è la sua media, e poi le appioppa lo stesso voto (bel metro di giudizio, eh?)

Quando mi spara quel 28 non ho manco la voglia, come avevo fatto in altre occasioni, di chiedere di continuare l’esame: lo incasso non troppo dispiaciuto e mi avvio verso casa, sotto un sole liquefacente.

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Pubblicato il 17-07-2007
Categoria: (Società, Università) by admin

La Corte dei Conti, nella persona di Claudio De Rose, procuratore generale della magistratura contabile, si è detta “sostanzialmente d’accordo” con la proposta di legge popolare avanzata da Beppe Grillo nel suo blog, per cui i politici già condannati in via definitiva dalla giustizia (e nel nostro parlamento non sono pochi!) non potranno più ripresentarsi alle elezioni.

Sembra un principio elementare e scontato, ma leggere in questi giorni gli scritti di Friederich Karl von Savigny per ragioni di studio, in cui è posta in evidenza l’eccellenza del diritto romano, mi fa venire in mente quello che già accadeva nell’antica Roma con la nota censoria, dove, coloro che avevano gravi precedenti di carattere privatistico o pubblicistico, venivano cancellati dalle liste dei senatori.

E noi, così “evoluti”, siamo ancora ad almanaccare sul da farsi e a dover presentare proposte del genere: però, quello che è avvenuto, e cioè che una proposta di legge tragga fondamento dalle parole di un blogger, assieme al fatto che diversi politici inizino a tenere conferenze virtuali su Secondlife, è segno che qualcosa sta mutando e, magari, ci si avvia verso una democrazia un pochino più partecipata e partecipabile.

O sono io ad essere utopista?

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Pubblicato il 11-07-2007

La vita procede e fortunatamente non troppo malaccio: ancora una settimana scarsa di studio (si fa per dire, poi, ché ’st’esame è una caxxata) e poi finalmente mi sentirò a pieno titolo in vacanza.

Spero di avere lo stesso la voglia di studiacchiare qualcosa ma parlo di una concezione mentale, più che altro: e poi il 21 scenderà da Milano il mio amico Shaka e la nostra allegra combriccola - libera o quantomeno un po’ sollevata dai vari impegni del tempo ordinario - potrà ritrovarsi più spesso.

E poi magari mi aspetta pure un pc nuovo: che bello! che bello!

Mi sento abbastanza tranquillo: il mio ex a volte mi manca un po’ e di sicuro mi dispiace molto (e talvolta rischia di minare il mio equilibrio) leggere nei suoi nick alcune frasi malinconiche che egli certamente riferisce a me, ma purtroppo, come dire, siamo e rimarremo due pezzi ad incastro che non combaciano.

La cosa che più mi solleva, comunque, è constatare che riesco ad attingere il mio benessere da me stesso, piuttosto che da dubbie aspettative verso il futuro; credo, in fin dei conti, sia uno dei punti-cardine della nostra vita: acquisire la consapevolezza della transitorietà di ogni cosa e concentrarsi su sé stessi.

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