Les enfants qui s’aiment s’embrassent debout
Contre les portes de la nuit
Et les passants qui passent les désignent du doigt
Mais les enfants qui s’aiment
Ne sont là pour personne
Et c’est seulement leur ombre
Qui tremble dans la nuit
Excitant la rage des passants
Leur rage, leur mépris, leurs rires et leur envie
Les enfants qui s’aiment ne sont là pour personne
Ils sont ailleurs bien plus loin que la nuit
Bien plus haut que le jour
Dans l’éblouissante clarté de leur premier amour
——
I ragazzi che si amano si baciano in piedi,
contro le porte della notte.
E i passanti che passano li indicano col dito.
Ma i ragazzi che si amano
non esistono per nessuno
ed è soltanto la loro ombra
tremante nella notte
a risvegliare la rabbia dei passanti.
La rabbia, il disprezzo, le risate e l’invidia.
I ragazzi che si amano non esistono per nessuno.
Essi sono altrove, molto più lontano della notte
e più in alto del giorno
nell’abbacinante chiarore del loro primo amore.
(mia traduzione)
È già settembre e in questa freneticissima estate son riuscito perfino ad infilarci un giorno e mezzo di vacanza al mare con gli amici in quel di Palinuro, con pernottamento in roulotte. Incredibile.
A proposito di ciò che sento dentro in questi giorni, le parole mi escono con il contagocce se volessi descriverlo, ma le emozioni sono tante, infinite, irrespingibili: forse dovrei lasciar perdere.
Proverò solo a scrivere che:
E così, da un giorno all’altro, per motivi di salute in famiglia di cui ai precedenti post, mi sono ritrovato a decidere di partire per Milano: l’idea è nata nella tarda mattinata di Giovedì, e Venerdì alle 9 ero già in aereo.![]()
Ci sarebbe tanto da dire, ma mi perdonerete e capirete se vi dico che fa caldo per scrivere a lungo con profitto: ma, per farvela breve, era la prima volta che vedevo la capitale del Nord e ne ho ricavato una prima impressione tutto sommato positiva.
Milano è malinconica, o almeno così mi è apparsa, e questa malinconia spesso si tinge di dolcezza - ed allora è bellissimo - altre volte invece ne prevale la tristezza.
Arrivato in tarda mattinata a Linate, la navetta mi ha portato presso la stazione centrale, dove ho raggiunto Piola per recarmi in ospedale, ed il colloquio con gli specialisti mi ha lasciato soddisfatto.
Terminati i miei doverosi incarichi, ho giocato un po’ a fare il turista, con una passeggiata lungo Corso Vittorio Emanuele, (che bello!) nella piazza del Duomo, in galleria, e nelle zone limitrofe.
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Un colpo di tram numero 3 mi ha permesso di raggiungere Bovisa, nella periferia nord della città, dove ho alloggiato all’hotel Valganna: niente di strepitoso, ma un buon servizio, complessivamente.
Avrei voluto partecipare alla movida nordica (e magari gaya - Shaka mi aveva consigliato il Lelephant) ma, ahimé, tutto chiuso ed io a pezzi: così sono crollato in un sonno intenso da cui mi sono liberato a fatica la mattina dopo.
Il giorno successivo sono andato a visitare Parco Sempione (zona tranquilla e riposante,
ma non straordinaria, almeno per chi ha visto i giardini inglesi) e Castello Sforzesco, poi mi son dato ad una lunga passeggiata (interrotta da qualche momento di riposo in metro) che mi ha condotto a Corso Dante e nei luoghi circostanti, alle Colonne di san Lorenzo e a Trezzano sul Naviglio, e, di ritorno, dalla stazione centrale fino a Loreto, passando per Corso Buenos Aires (mi è stato riferito che le mie gambe
mi hanno sostenuto per una quindicina di chilometri, dato il tragitto: be’, ora mi spiego la stanchezza, XD).
Ed il pomeriggio di nuovo in aeroporto per ritornare a Napoli.
In compenso, anche se non è stata proprio una vacanza e nemmeno un viaggio di piacere, sicuramente me lo sono moderatamente goduto: certo, sarei stato molto più tranquillo se non avessi dovuto portare sempre con me alcuni documenti medici insostituibili che avevo il terrore di perdere o danneggiare in qualche modo. Ma non ho fatto gaffes per fortuna.
Vi lascio con alcune considerazioni:
Se avete una sfilza di interrogativi di una qualche lunghezza da porre ad un operatore di un centralino (che oggi va molto di moda chiamare call center) dovete temere come morte le frasi va bene? e buongiorno.
Va bene? è una trappola infame che può condurvi in poco meno di due battute a trovarvi con la cornetta in mano e la comunicazione interrotta, pieni di dubbi che non si è riusciti a manifestare: infatti, se rispondete di sì, e dall’altra parte c’è tutta l’intenzione di sbarazzarsi di voi, magari perché state sollevando questioni spinose, il sillogisma sarà semplice: Va bene? Allora buona giornata! <clic>
Nel caso in cui non si riuscisse a spillare una risposta positiva, il trucco è semplice e la frase si presta per essere ripetuta ad libitum; che so, tipo: oggi è Giovedì, va bene? - lei è un uomo, va bene?
Scapperà un sì prima o poi.
Da ciò si deduce la prima regola: non rispondere mai né affermativamente né negativamente; se la faccenda è risolta, passare direttamente alla successiva, altrimenti chiedere ulteriori chiarimenti.
Ancora più capzioso ed infido è l’augurio di un buon proseguimento di giornata perché fa leva su regole di comportamento archetipiche inculcateci da bambini, e perciò ben radicate nel nostro subsconscio da quando ci dicevano il signore ti ha detto buonasera, vuoi rispondere?
Ovviamente, se rispondiamo, la telefonata sarà bell’e finita, e se ci scusiamo perché vogliamo continuare a parlare, al secondo buongiorno ci sentiremo a disagio a non ricambiare nemmeno la seconda volta e lasceremo perdere; da qui, la seconda regola: gli auguri di buona giornata non esistono, fate come se nn li aveste sentiti!
And I never thought I’d feel this way
And as far as I’m concerned… Continua a leggere »
Sono stati giorni difficili, questi: giorni carichi di terrore che talvolta apriva un varco alla speranza, ad una speranza nebbiosa ed indistinta, per poi seguitare con l’altalenìo delle sensazioni.
Nulla è ancora certo e, trattandosi di salute, (non mia) il livello di allerta resta massimo: l’attesa, dunque, continua, e da essa potrebbe derivarne di tutto, ma l’ottimismo è capace quasi sempre di trovare pertugi attraverso cui osmotizzare.
Girare per gli ospedali mi ha insegnato tanto: soprattutto a comprendere che non è retorica la frase per cui ogni istante di vita è un dono e nulla più, una fortuna in continua elargizione e soltanto fino ad un certo punto.
Ho imparato pure che in compagnia si soffre la metà, si potrebbe dire, ed ho constatato ancora una volta che, nonostante il brutto momento a cui ancora non posso ancora dare un finale certo, Qualcuno mi aiuta: finora tutto ciò di brutto che mi è accaduto è capitato nei momenti in cui mi sentivo più forte, in cui potevo sopportare di più, con una tempistica che sembrava davvero studiata a tavolino: quando invece faticavo a star bene con me stesso, ciò che era esterno alla mia persona procedeva con agio. Mi sembra un regalo non da poco.
Ho anche sentito, forte, l’affetto dei miei amici ed a loro va tutta la mia gratitudine: spero di portarvi tutti con me nel mio futuro; lo spero davvero.
Stamattina all’esame avevo tra i miei obiettivi quello di capitare con il bravo e bono Dottor K che, già alla scorsa occasione, mi aveva passato con 30 alla prof.
Appena entrato in aula, per favorire tutto ciò, non ho cagato di striscio l’insegnante e mi sono avvicinato a lui:
- Dove metto il libretto?
- Per la sua materia iniziamo tra mezz’ora.
- Va bene, allora ci vediamo dopo? - chiedo io, con un leggero sorriso ed utilizzando lo stesso tono con cui inviterei il mio eventuale ragazzo ad uscire a cena.
Lui annuisce in segno d’assenso, io vado a fare un giro e dopo trenta minuti mi ripresento: mi muovo attorno alla cattedra per consegnare il libretto ma stavolta Dottor K. è impegnato e me ne dolgo perché devo assolutamente dare il libretto a lui, per non capitare in chissà quali branchie.
Ma stavolta è lui che mi guarda, mi fa segno di avvicinarmi ed è fatta: ed ecco che casualmente sarò esaminato da lui.
Quando poi si allontana dopo un po’ tremo e temo che i miei giochi vadano in fumo, ma per fortuna ritorna quasi subito ed inizia ad interrogarmi altrettanto presto.
Diverse domande, a cui rispondo con sicurezza, e mi manda a posto con un provvisorio trenta anche stavolta: riesco perfino a infilarci per lo mezzo un paio di paroline di tedesco, come Bürgerliches Gesetzbuch, che fanno tanto figo, anche se, almeno al momento, di questa lingua mi limito a conoscere poco più di eins, zwei, polizei, come si ballava negli anni ‘90.
Attendo tre ore prima della seconda passata: la professoressa Cretina Inutile si dilegua, poi ritorna e comincia a ridere come una scema: ad una ragazza chiede addirittura qual è la sua media, e poi le appioppa lo stesso voto (bel metro di giudizio, eh?)
Quando mi spara quel 28 non ho manco la voglia, come avevo fatto in altre occasioni, di chiedere di continuare l’esame: lo incasso non troppo dispiaciuto e mi avvio verso casa, sotto un sole liquefacente.
La Corte dei Conti, nella persona di Claudio De Rose, procuratore generale della magistratura contabile, si è detta “sostanzialmente d’accordo” con la proposta di legge popolare avanzata da Beppe Grillo nel suo blog, per cui i politici già condannati in via definitiva dalla giustizia (e nel nostro parlamento non sono pochi!) non potranno più ripresentarsi alle elezioni.
Sembra un principio elementare e scontato, ma leggere in questi giorni gli scritti di Friederich Karl von Savigny per ragioni di studio, in cui è posta in evidenza l’eccellenza del diritto romano, mi fa venire in mente quello che già accadeva nell’antica Roma con la nota censoria, dove, coloro che avevano gravi precedenti di carattere privatistico o pubblicistico, venivano cancellati dalle liste dei senatori.
E noi, così “evoluti”, siamo ancora ad almanaccare sul da farsi e a dover presentare proposte del genere: però, quello che è avvenuto, e cioè che una proposta di legge tragga fondamento dalle parole di un blogger, assieme al fatto che diversi politici inizino a tenere conferenze virtuali su Secondlife, è segno che qualcosa sta mutando e, magari, ci si avvia verso una democrazia un pochino più partecipata e partecipabile.
O sono io ad essere utopista?
Ho sempre conservato un buon rapporto con i miei ex, li ricordo con affetto e so di essere ricambiato, e questo mi inorgoglisce e mi dà serenità perché so che coloro che mi hanno provato (ché tanto ormai spesso siam solo oggetti) mi ricordano con piacere.
Non dimenticherò mai il pianto dirotto di CA, disperato per avermi messo nei pasticci, le cose che MP ha fatto per me, LA, su cui ci stiamo lavorando, ed ovviamente nemmeno un certo Pinguino.
Che si è fidanzato in casa, innamoratissimo ed a cui ho fatto (e rinnovo) i miei sinceri auguri.
Con una punta di invidia, però: non per il suo lui, ché tanto capiterà anche a me un nuovo compagno prima o poi, ma perché riesce, ancora una nuova volta, ad essere in gran balìa di Cupido.
Io, in verità, sto addivenendo a schifare un pochettino quella sottospecie di angioletto con la freccia spuntata ed arrugginita.